Dal libro “LA SCELTA” di Chiara Domeniconi.

La scelta. Il verbo più importante della mia vita è scegliere. La scelta di mio padre, scegliere di non avere paura, scegliersi. Essere scelti. Non scegliere, non riuscirci. Aspettare che avvenga da sé. E sia quella giusta. Togliersi ogni responsabilità. Togliersi la vita. Scegliere di non scegliere più. Lo si può fare sia uccidendosi che con le dipendenze, un uccidersi anche quello. Si delega, a una sostanza, a qualcosa, qualcuno. Quando una persona con un suo gesto, atto, cambia violentemente in peggio la tua vita, con una sua scelta, spesso si smette di scegliere per sé la felicità. Si deve reimparare, o imparare, a scegliere di nuovo, o dall’inizio. Perché ha scelto me? Perché sono cattiva? Allora tu non ti scegli più per cose buone. Continui nella punizione. Pensi di non meritare nulla, amore soprattutto. Scegli anche tu di abbandonare, cose e persone, di farti abbandonare, di far fallire piani. Trasformi i giudizi in condanne, i pensieri in ossessioni, la paura in abitudine. Il tuo corpo in campo di guerra. La tua anima in merce di scambio. O a volte non la vuoi vedere, fai finta di dimenticartene, assieme al cuore, di cui senti solo il dolore. Dolore che spesso non viene fuori a parole, lo tieni per te, dietro un sorriso amaro, dietro uno sguardo che non vede la differenza tra il sole e la luna. Poi è arrivato lui, e ho cominciato a imparare a scegliere. Forse era il momento. Forse ho capito che quello era il momento di/da scegliere. Tanti tentativi di fuga, di farsi abbandonare. Ma sono stata scelta per altri motivi, e forse anche io. E ho continuato a scegliere. Di cambiare. Attraverso un bellissimo dolore. Fisico, emotivo e mentale. Sto cercando di liquidare gli strozzini dell’anima curando ferite del passato lasciate aperte. Sto decidendo di non avere paura ad abbandonare la paura che tanto mi ha fatto compagnia e a non far decidere per me i sensi di colpa auto-distruttivi. Fa male all’inizio, più che farsi del bene, più che decidere di essere felici, cose cui non si è abituati, abituati a meritare.             

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