QUANDO ERO PICCOLA…

QUANDO ERO PICCOLA
pensavo che diventare grandi fosse un salto nel vuoto, come un passaggio alla dogana, dove ti chiedono i documenti e ti fanno un sacco di domande che ti mettono in difficoltà. Non sapevo che la vita mi stesse per togliere una parte di infanzia troppo presto. L’ho capito quando ho dovuto smettere di aver fiducia nelle persone, anche vicine, e crearmi nel gioco un mondo parallelo anziché un divertimento, una via di fuga e una vita alternativa dove tutto era come avrei voluto io. Una capanna nel bosco con una famiglia felice…Avevo la responsabilità della mia felicità. Mi pesava. Poi, nonostante tutto, mi sono trovata adulta, un percorso tra lame affilate, oltre che un salto nel vuoto. Non potevo evitarlo, come credevo immedesimandomi nei cartoni animati. Ho ritrovato un po’ di fiducia in me, negli altri, nella vita. Ma ogni tanto la mia parte bambina con la sua spensieratezza negata, emerge, e cerca ancora il gioco salvifico, da cullare, per cullarsi. Il più delle volte, circostanze permettendo, la lascio fare, ci divertiamo insieme. Chi di lei mi può capire di più ed io lei? L’importante è che ora siamo entrambe consapevoli che quel gioco allieterà il momento, ma non cambierà il destino. Ed io, adulta, sono conscia che prima o poi dovrò decidere di far crescere anche quella parte…o lasciarla andare. O no? In fondo ora è solo un gioco, il gioco della vita.
Ringrazio quella bambina di aver tenuto duro, di avermi portato comunque sia, fino a qui.
Ma sì, se lo merita! Domani le compro un gioco…

UN PO’ DI POESIA

“FOLLIA DEL NORMALE di Chiara D.

Ora trovo la facilità dove prima cercavo la perfezione.

Nel mio profilo irregolare,

tra le dita delle mie piccole mani,

in gambe che però mi portano ovunque.

Io, piccola,

nel mare infinito dei miei sentimenti,

spesso nuovi,

spesso ingarbugliati dai venti.

Sulla mia barchetta cui a volte si inceppa il motore,

confesso che, a volte stanca,

mi lascio portar dalle onde per ore.

Fin quasi a perdere la rotta, o forse sì.

Col rischio di trovarmi in nuovi lidi,

ma tanto, anche nel vecchio,

sarei stata nuova io.

Talvolta sfinita di cambiare,

sogno un’isola su cui riposare.

Ma, forse,

il non sapere mai chi sono fino in fondo,

il cambiare umore in un secondo,

mi tiene viva, non mi fa annoiare…

Cercavo la perfezione quando avevo un’imperfezione da salvare.

La follia del normale.

5 Tratti Psicologici delle Persone Sottomesse

Il Blog per TE

Lepersone sottomesse non alzano mai la voce, si mantengono sempre in secondo piano e obbediscono a tutto ciò che le persone più autoritarie chiedono loro.

1.Il loro passato è pieno di dolore: Un’infanzia in cui la relazione tra i genitori è stata poco sana o un’adolescenza carica di bullismo possono essere ragioni sufficienti per costruire personalità totalmente sottomesse; inoltre La bassa autostima e l’insicurezza che sentono non le fa sentire utili se non quando si mettono a disposizione delle altre persone.

2.Evitano sempre qualsiasi tipo di conflitto poiché questi rendono queste persone molto nervose, magari perché ricordano loro esperienze vissute in passato; il problema è che per evitare i conflitti, a volte, è necessario abbassare la testa, riconoscere ciò che non si è disposti ad accettare, cosa che ci impedisce di avere quello che meritiamo.

3.Non vogliono attirare l’attenzione: ciò gli permette di evitare qualsiasi momento che possa risultare umiliante…

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ROMPERE IL MURO DELL’OMERTA’: SI COMINCIA IN FAMIGLIA

Mettersi nei panni dell’altro, andrebbe insegnato in famiglia, come i pari diritti e i pari doveri. L’esempio detto ma non dato è lo specchio della nostra società e del nostro governo. E’ la causa dei caratteri fragili, senza punti di riferimento, che poi trovano in cose sbagliate, portando maschere, dicendo bugie. La pretesa di essere dei supereroi per i nostri figli, senza limiti, e difetti, li spinge al perfezionismo, che spesso diventa patologico. Quando poi questi supereroi litigano, divorziano, sono assenti, per omertà di umanità, si crea uno scompenso familiare difficilmente recuperabile. Il supereroe diventa nemico, anzichè essere umano, come avrebbe dovuto mostrarsi fin dall’inizio, e non gli si crede più. Delusi da limiti che si credeva non potessero avere, esistere. Il figlio di un supereroe, o diventa supereroe lui stesso, o con coraggio, deve interrompere quella catena di omertà per lui e per i suoi futuri figli. Omertà sul desiderio, sulle incertezze, sugli errori, anche dei genitori che sono prima esseri umani e questo devono far sentire al figlio. La sincerità anche sulle proprie debolezze e limiti rende forti e più uniti entrambi, più fiduciosi l’uno nell’altro. Rende il figlio più coraggioso di guardarsi e accettarsi come essere non perfetto ma perfettibile, con l’aiuto di chi gli vuole bene e di cui si fida. Che gli dice la verità, anche quella imperfetta che va affrontata. Il silenzio di comodo funziona benissimo per un pò, ma poi il bubbone scoppia, e per rimediare ci vogliono anni, di sofferenza.

CREDO NELLE PICCOLE COSE…

Credere nelle piccole cose fa succedere grandi cose.

Ho conosciuto una persona ribloggando un suo bellissimo articolo. Mi ha contattata e nel mio messaggio, rispondendomi, ha scoperto quella mia parte d’animo che proprio io non stavo vedendo, cui cercavo risposta da gg. Erano le otto di sera di una dura giornata, e
d è arrivato questo regalo “per caso”. A lei va la mia gratitudine, a me il fatto di continuare a credere e non arrendermi ai miei lati oscuri. Ho voglia di “impararmi”, questo porta solitudini ma anche incontri magici. Scambi umani per cui mi piace vivere. Aprendo un blog…alle otto di sera, stanca ma tentata da un titolo….coincidenze delle piccole cose.

Sono una miscredente

elena gozzer

Io sono una miscredente, mi si dice… eppure io credo.

Credo nel colore, fatto di una sola luce e delle luci fatte di colori che diffondono verdi su cieli opachi; credo nella stasi di un attimo inesistente, negli aghi dei pini, perfetti e dipinti da mani invisibili e nelle crune sottili come filamenti di stami, e levigate come semi dispersi nell’acqua.

Credo nella riservatezza e nell’insonne bellezza delle rose canine.

Credo nella parsimonia, nell’elargizione della giusta misura, nel ritmo silenzioso e ondulato dei refoli di vento a quote inarrivabili.

Credo nel colore di una piuma e nello sfumare sottile di un occhio che s’illumina fra un frammento di cielo e la coltre verde di un sipario denso di profumi.

Credo nel distacco, nell’indifferenza che mi salva l’animo e l’umore; credo nel saper non sentire, per sentire tutto e ancora più forte.

Credo nella terra asciutta, negli scalini che accolgono il passo, fatti di…

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Goldrake e Mazinga coltivavano il dubbio; forse ne sono certa!

elena gozzer

Personalmente credo di avere la vocazione dell’ottimista disillusa. Di mio sono sempre stata una che ci crede, ma non troppo, a volte non abbastanza… dopo una certa età forse non ci credo per niente, non davvero…così, per scaramanzia, perché non si sa mai. Crederci troppo è tanto poco saggio come non crederci per niente. Mi barcameno nella via di mezzo, quella che spesso smarrisco addentrandomi nelle selve oscure, ma, in fin dei conti, chi non si perde non sa poi trovare soddisfazione nel ritrovarsi. A me sta bene così. Le certezze mi creano diffidenza, mentre il dubbio mi sta simpatico.

E allora ci sguazzo, nei dubbi, forse troppo, ma cerco di non darlo a vedere, che un minimo di senso di sicurezza è necessario farlo passare al prossimo, altrimenti ti prendono poco sul serio; nel peggiore dei casi potrebbero prendermi per matta. Non che mi creerebbe particolari scompensi se i…

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