EQUILIBRATA FOLLIA. Poesia

Ovunque. Per sempre.

Questa equilibrata follia che mi tiene in vita,

che mi tiene viva.

Nulla è come appare,

tutto sembra.

Le mie membra mosse da una mente in affanno.

Anelo alla libertà, libera di esserne creatrice.

Anelo alla morte, libera di esserne creatrice.

Anelo alla vita, libera di esserne schiava.

Ovunque. Per sempre.

Chiara D.

MALATTIE MENTALI & PANDEMIA

Da ex-anoressica/bulimica, borderline, ossessiva-compulsiva, ancora in cura, sono seriamente preoccupata per chi si trova a vivere da ricoverato o a casa, con disturbi o malattie psicologiche, psichiatriche, neurologiche. O chi, mentalmente fragile, potrebbe slatentizzarle. Coi centri di salute mentale chiusi, senza visite dei parenti, le piccole abitudini quotidiane, la paura che si somma alla paura di vivere, instabilità nell’instabilità. Il pazzo rischia di impazzire. Il folle diventa pazzo. Quando già la normalità è follia. Penso a chi vive con bambini autistici, agli schizofrenici, ai depressi…Se volete scrivetemi. Io sono qui.

Chiara.

DONNA 8 MARZO 2020

Ci chiedono di essere magre, di essere madri, di essere manager, fuori e dentro casa. Volevamo essere sante, eroine, dame, regine, geishe. Da piccole desideriamo diventare principesse o ballerine. Poi vogliamo superare gli uomini, in politica, giornalismo, sport, blocchiamo le nostre ovaie per essere meno fragili, più costanti. Se non riusciamo ad avere figli ci sottoponiamo a torture e terapie pesanti prima di ricorrere all’adozione o rassegnarci alla natura, al destino. Ci attirano gli uomini ricchi ma ci piace anche essere indipendenti. Amiamo sentirci protette ma non ci piace essere considerate fragili. Vogliamo far carriera ma anche essere delle buone madri e mogli. E continuare a essere desiderate e corteggiate, da madri, da mogli. Come fidanzate. Cos’è essere donna oggi? Essere madre? Essere indipendente? Essere piacente? Intelligente? Tutte queste cose insieme? O semplicemente essere una persona che ama la vita in tutte le sue forme e manifestazioni, che ama se stessa in tutte le sue sfaccettature. Che crea dal nulla, che sia un figlio, un pensiero, un sorriso, un “ce la posso fare” dopo una caduta, un “ci sono io con te”. Donna è amore, amore per la vita. Come lo è l’uomo, il bambino, l’anziano.

Shock Culturale – Patologia o Esperienza?

Mappe per Alieni

Foto di Francesco

Mi sono da poco trasferito in Spagna, più precisamente nella capitale della Catalunya, Barcellona. Si tratta del mio quarto lungo soggiorno in un paese straniero, dopo Svezia, Austria e Irlanda. “E’ abituato”, direte voi. Beh, non esattamente. Nonostante ciò, i primi giorni non sono stati semplici, ho avuto infatti a che fare con tutti i passaggi e gli stati d’animo tipici di chi deve, ancora una volta, partire da zero. Ho scoperto quindi sulla mia pelle che alcune emozioni vengono provocate da situazioni che, sebbene ripetute più e più volte nel tempo, non potranno mai essere interiorizzate “una volta per tutte”. Questo perché, parafrasando Eraclito, a cambiare non è solo il letto del fiume nel quale si scende (alias la destinazione), ma tutto ciò che ci circonda, anche e soprattutto colui che vi scende. Ne consegue che per quanto sia lecito aspettarsi di provare certe…

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Dal libro “LA SCELTA” di Chiara Domeniconi.

La scelta. Il verbo più importante della mia vita è scegliere. La scelta di mio padre, scegliere di non avere paura, scegliersi. Essere scelti. Non scegliere, non riuscirci. Aspettare che avvenga da sé. E sia quella giusta. Togliersi ogni responsabilità. Togliersi la vita. Scegliere di non scegliere più. Lo si può fare sia uccidendosi che con le dipendenze, un uccidersi anche quello. Si delega, a una sostanza, a qualcosa, qualcuno. Quando una persona con un suo gesto, atto, cambia violentemente in peggio la tua vita, con una sua scelta, spesso si smette di scegliere per sé la felicità. Si deve reimparare, o imparare, a scegliere di nuovo, o dall’inizio. Perché ha scelto me? Perché sono cattiva? Allora tu non ti scegli più per cose buone. Continui nella punizione. Pensi di non meritare nulla, amore soprattutto. Scegli anche tu di abbandonare, cose e persone, di farti abbandonare, di far fallire piani. Trasformi i giudizi in condanne, i pensieri in ossessioni, la paura in abitudine. Il tuo corpo in campo di guerra. La tua anima in merce di scambio. O a volte non la vuoi vedere, fai finta di dimenticartene, assieme al cuore, di cui senti solo il dolore. Dolore che spesso non viene fuori a parole, lo tieni per te, dietro un sorriso amaro, dietro uno sguardo che non vede la differenza tra il sole e la luna. Poi è arrivato lui, e ho cominciato a imparare a scegliere. Forse era il momento. Forse ho capito che quello era il momento di/da scegliere. Tanti tentativi di fuga, di farsi abbandonare. Ma sono stata scelta per altri motivi, e forse anche io. E ho continuato a scegliere. Di cambiare. Attraverso un bellissimo dolore. Fisico, emotivo e mentale. Sto cercando di liquidare gli strozzini dell’anima curando ferite del passato lasciate aperte. Sto decidendo di non avere paura ad abbandonare la paura che tanto mi ha fatto compagnia e a non far decidere per me i sensi di colpa auto-distruttivi. Fa male all’inizio, più che farsi del bene, più che decidere di essere felici, cose cui non si è abituati, abituati a meritare.             

La scrittura per me

memoriediunavagina

Da questo tormentato periodo della mia esistenza, c’è una cosa che mi porto davvero a casa: la consapevolezza di non sapere, una specie di lucida ignoranza, o di socratica saggezza.

Per chi non ne fosse al corrente, sono co-autrice del libro al momento più discusso d’Italia. Da circa due mesi, con una notevole impennata nelle ultime settimane, la mia vita è stata scandita da una quantità imponderabile di messaggi, commenti, tag, link, stories, post, email, recensioni, videorecensioni, flame, polemiche e una serie di cose che vengono generalmente riassunte con la parola “shitstorm”. O, per usare un’espressione molto cara al mio amico Giovanni, “con la merda nel ventilatore”.

Le emozioni che ho provato in queste due settimane, sono per me indescrivibili. Forse il soggetto del mio prossimo romanzo dovrebbe partire da qui e, naturalmente, da tutto ciò che accettare questo lavoro ha scoperchiato in me, nella mia vita, nella mia identità…

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