ANIMALS

Faceva un male cane…e io, come un cane, per ripulire lo stomaco da tutta la merda ingurgitata durante la mia giornata, i magoni, le frustrazioni, le delusioni, i piccoli fallimenti quotidiani. Le paure, le attese, la pazienza mal trovata, le bugie, i tradimenti.
Io mi accingevo, nello squallore freddo del mio appartamento incasinato, ad abbuffarmi della mia erba. La mia erba magica, il cibo.
Tanto, dolce e salato. Colorato, sexy, attraente, profumato, libidinoso. Salvifico.
Erba come l’erba che si fuma ma io la masticavo, a volte senza nemmeno sentirne bene il gusto. O alterato. Dall’ansia, dai sensi di colpa. Dal terrore poi di non riuscire ad espellere tutto. E morirci in mezzo.
Che poi era un po’ quello che volevo, quello che in fondo cercavo.
Morire per un po’. Per qualche minuto, mezz’ora, un paio d’ore.
Basta. Basta col pensiero, i pensieri, la vita.
La vita che a volte ammazza più della morte.
E allora erba, erba come i cani.
E poi via, a vomitare, a ripulire lo stomaco, il cuore, l’anima, la mente.
Per ripartire da zero.
Da uno zero che si rivelava poi la disperazione.
La distruzione. Del corpo, dell’autostima, del sé.
E non serviva dire questa è l’ultima volta, non serviva il male fisico, la stanchezza, il cesso che sembrava un campo di sterminio tra vomito, stracci, sangue e sudore. Puzza di morte.
Non serviva a un cazzo.
L’erba è buona, l’erba fa bene e lo stomaco a volte fa veramente, troppo male.
Brucia, pesa, parla, bestemmia.
Non lascia vivere.
Sono stata per molti anni come un cane a mangiare erba tutti i santi giorni, più volte al giorno.
Ho ringhiato la mia rabbia, abbaiato alla luna la mia disperazione nelle mie notti bianche mentre scrivevo poesie.
Ho fatto pipì nei prati nelle mie lunghe camminate, dietro agli alberi.
Ho camminato a quattro zampe quando non ce la facevo più a tenermi in piedi nel bagno dalla fatica dei conati.
Mi sono accucciata accanto al bidè e ho pianto, pregato il Dio a cui non credevo.
Il Dio che non vuole a volte animali in chiesa o nei luoghi di culto.
Ma io, come un cane, ho mangiato e vomitato “erba” per anni.
Forse era per quello, mi chiedevo, che quel Dio non mi aiutava.
Troppo animale io nel mio star male.
Troppo bestiale il mio dolore.
Bè, sono sopravvissuta.
Ora nell’erba mi ci sdraio anche, col mio cane a guardare il cielo.
Il cielo dove non mi interessa se c’è un Dio o no.
Mi interessa che su quell’erba, che in fondo m’ha anche salvata, ci siamo io e il mio cane.
Animali…

RACCONTARE

All’improvviso ho smesso di sentire tutto.
Ho smesso di sentire il gusto del cibo mentre lo masticavo, lo deglutivo. Frustrazione pura. La mia fame era terribile, era aumentata in quel periodo ma io non percepivo nulla all’interno della mia bocca se non le forme e la consistenza degli alimenti che introducevo.
Ho smesso di provare piacere fisico durante gli amplessi, di ogni genere e durata. Frustrazione pura, quasi male fisico, giù, in fondo, nel basso ventre, appena sopra la vagina. Come se le ovaie non essendosi “sfogate” stessero per implodere, scoppiarmi dentro con la possibilità di uccidermi anche. Sì. Uccidermi.
Completamente frigida. Il pene poteva muoversi dentro di me per ore, in ogni modo e ad ogni velocità ma era come non stesse accadendo nulla là sotto. Impermeabile, insensibile, addormentata, anestetizzata quasi. Un incubo ad occhi aperti. A gambe aperte.
Ho smesso di provare conforto nelle parole di mia madre, nessun calore, nessuna sicurezza.
Ho smesso di credere nel mio amore eterno, nelle sue carezze spontanee, nel suo bacio sulla fronte.
Ho smesso di trovare un porto sicuro a casa mia, nel mio frigo, il mio divano, la mia cioccolata preferita.
Ero una compulsiva di sesso, cibo, parole, certezze.
Ho smesso di trovarci un senso, un sapore, un’emozione.
Ho smesso di capire il gusto delle emozioni, il significato dei sentimenti, l’effetto della voce sulla pelle.
Così.
Tutto d’un colpo. Ho smesso.
Liscia come uno specchio dove riflettevo una me che aveva perso una parte di sé che in fondo non aveva mai trovato, conosciuto.
Ho smesso ma non smetto di cercare.
Anche se dovesse essere un altro nulla, un altro smettere, purché sia un fare, un vivere da poter descrivere…raccontare…

CHIEDO PER UN’AMICA (V.M.18)

Ma perché, perché ti chiedo ora Sandra, perché le cose capitano tutte in una volta? O non capita niente? Cioè…mi chiedo…ti chiedo…perché nella vita, nei giorni ma parlo del cuore, dei pensieri, dei soldi, degli appuntamenti, degli amici…di tutto, proprio di tutto…si passano dei periodi in cui si ha poco o nulla e dei periodi invece in cui si ha troppo? E poi non si sa come gestire le cose e poi si sbaglia e si spreca e si fanno anche brutte figure e a volte, dico sì, a volte ci si può giocare anche la reputazione. Pubblica o personale.
Vedi Sandra, questo è un periodo buono per me, buonissimo, ottimo direi anzi super. Anzi troppo. Sì Sandra mia bella, cara amica di una vita. Ho troppo cazzo. Sono piena di uomini, di corteggiatori. Di amanti, spasimanti, pur essendo già fidanzata da un pezzo. Ehhh tu lo sai, tu mi conosci che sono sempre stata infedele a tutto e a tutti, un po’…un po’ molto troia. Che mi è sempre piaciuto darla, darmi, scopare, farmi corteggiare ma anche arrivare al sodo. Fare numero, numeri vivi. Caldo, calienti. Ho iniziato presto e più sono diventata “vecchia”, esperta e più mi piaceva il sesso. Sono diventata anche moooolto più esperta. Potrei dire quasi che sono famosa e molto ricercata per i miei lavoretti di bocca, i miei pompini. Adoro il sapore del pene, sentirne le forme con la lingua e poi arrivare giù, verso i testicoli e iniziare a succhiarli fin quasi a farli fischiare. Mi piace, lì c’è più pelo, mi piace l’impasto che si forma tra carne, peluria, saliva e godimento mentre sento tra le mie mani il cazzo che si indurisce sempre di più. Sapendo che quella cosa rigida a breve sarà qualcosa che dentro di me mi farà godere a bestia o in alternativa mi schizzerà in gola, tra i capelli o sul ventre. O nel culo. Sono una bestia da letto, credo di esserci nata così, possuduta dal piacere del sesso. Ma ora Sandra davvero, di cazzi ne ho davvero troppi da gestire. Single, sposati, divorziati, più o meno giovani di me. Intellettuali, operai, vicini o lontani. Davvero. Almeno sei. E almeno quattro me li sono già scopati. Per gli altri manca poco ma sono indecisa…che stavolta sia davvero troppo. Stavolta forse mi sento davvero troppo “sporca”. Di farla troppo grossa. Per me, il mio ragazzo…anche se ne basta una per tradire e qualcuno e se stessi. Però…stavolta. Tanto sporca, tanto “troppo”, tanti cazzi che non troppo in fondo mi piace. Sono terribilmente eccitata. Da tutti quei sapori e quegli odori che potrò sentire e assaggiare. E come lo faranno loro? Cosa mi chiederanno di diverso? Mi faranno male? Lo spero sempre, un po’. Il male mi ha sempre attratto. Il troppo,l’errore. Sandra, sei stata mia amica pur sapendo che sono sporca, “sbagliata”. Un’amica del cazzo nel vero senso della parola. Perché? Un’amica di troppo…che devo fare Sandra? Tanto lo sai che farò ciò che voglio, di cui ho voglia. Le voglie…
Tu hai voluto essere mia amica comunque. Io voglio vivere, tutta la donna che sono e siccome non si consuma il mio essere femmina, io lo vivo. Lo espando. Sporco di me il mondo. Il seme che trabocca dalle mie labbra, le parole che non so dire, che non ho più. Le urla soffocate. Non esiste male figlio della felicità e del piacere. Ciao Sandra, amica che hai goduto del mio godere.
Chiedo per un’amica.
Chiavo e mi sento viva.

VIRGIN AND WHORE

Sempre vergine con la paura.
Vergine e puttana.
Sanguino, mi dolgo, tremo, mi scoraggio.
Non mi arrendo.
Mostro tutto quello che ho. Seni scarni e cultura avvizzita. Ammalata e guarita con me. Perennemente convalescente.
Do tutto ciò che posseggo.
Soldi, sesso, humor, sudore, lacrime e sangue.
Sempre vergine con la fiducia.
Vergine e puttana.
Taccio, acconsento.
Annuisco perché pesa più il dissenso.
Bidono…non mi presento.
Poi do tutto il mio pentimento.
Sempre vergine col coraggio.
Vergine e puttana.
Non mi abituo, ho freddo, la mia arma è la tana.
Mi vendo alla morte per uno sprazzo di vita in discesa.
Meretrice della morte per essere sempre della vita illibata.

NON TEMO LA PAURA

La vita è cazxo e coltello.
A volte ti si infilza nelle viscere, ti lacera dentro, ti spacca lo stomaco, ti fa sanguinare, vomitare. Ti fa un male cane, venir voglia di morire. Ti uccide quasi.
Altre si insinua nella tua vagina mentale o tra le gambe e ti fa godere l’estasi più torbida, lussuriosa, peccaminosa, santa. Ti dà il piacere più infinito, inimmaginabile, quello che quasi uccide. Oltre al limite del respiro, del sudore, dello spasmo muscolare. Della felicità.
La vita è pena e pene.
È falce e martello.
Sradica e pianta. Chiodi di dolore nella carne, semi di piacere nelle vene, nei neuroni, nei pertugi più bui e innominabili.
È bastone e carota.
Picchia duro, mena forte, delude, affama, fallisce, fa cadere. Sfama, riempie, nutre, comprende, accarezza, dona, regala.
La vita è passione e patire.
Ingoiare e partorire.
Tutto e niente.
Vivere e morire è la vita.
La vita sono io.
Non ho paura.
Nemmeno quando temo.

PEOPLE (Memories)

Come lo misuri un anno vissuto, un pezzo di vita vissuta? In giorni, in tramonti, in notti, in tazzine di caffè, in centimetri, in chilometri, in risate, in battaglie, bottiglie svuotate, cibo consumato? Come lo misuri un anno vissuto, la vita vissuta fino a questo momento? In dolore patito, felicità godute, condivise, mancate, perse, troppo poche? Troppo dolore? Lo misuri forse con l’amore dato, ricevuto, sprecato, odiato, perso, mancato, buttato via? O forse con la ricchezza e il successo, i fallimenti, il denaro speso male, non arrivato, le mete non raggiunte, le vittorie, i compiacimenti e le delusioni? La vita la misuri forse con quello che pensi ti resti da vivere prima della tua morte, di una malattia, della povertà, della pensione, della solitudine, di una paura inaffrontabile? Col successo dei tuoi figli, del resto del mondo, della tecnologia, del progresso, del degradamento ambientale? Il tempo lo misuri forse con le rughe che hai sulla pelle, con gli oggetti accumulati, gli amici accumulati o persi, i parenti mantenuti in buoni rapporti, il lavoro andato bene o male, conservato, cambiato troppe volte, perso?
La vita, il tempo vissuto non li misuro, non li voglio misurare. Piuttosto penso a quanto di me al tempo e alla vita potrò far ricordare, nel bene e nel male. A quante persone lascerò il mio ricordo, a quanti alberi e strade. Misuro quanto mi sono vissuta, nella vita e nel tempo, con le persone, nelle persone, per le persone. Per loro e per me. Senza tempo, vita o morte. Per il semplice gusto di avere un corpo e una mente da usare e condividere.
Come la misuro la vita e il tempo, un anno vissuto?
Lasciando ricordi.
A me che vivo e mi vivo e nelle persone che incontro con cui condivido vita e tempo.
La misura della vita, del tempo, degli anni siamo io e siete voi.

A NATALE SIAMO TUTTI PIÙ BUONI (TRANNE ME)

Le feste mi hanno messo sempre un po’ in difficoltà perché nei giorni feriali puoi ogni tanto decidere di prendertela con più calma e nessuno dice niente, anzi. Durante le feste, le festività soprattutto sembra necessario fare qualcosa di speciale, divertente o riposante.
Per me che ho passato momenti non facili e ho avuto bisogno di fare, “lavorare” di testa e corpo come mio padre e mio nonno per non pensare forse, non sono mai stati periodi facili le domeniche, le estati, Natale, Pasqua. I ponti.
Ora, sotto le festività natalizie, cominciano a venirmi i sensi di colpa se non farò e sarò come gli altri, festeggiante. Già ho un gatto e non posso fare l’albero 🤣…
A Natale non so…è come dovessi decidere se approfittare per esaltare la mia felicità o il mio dolore, le mie mancanze o quello che ho. Nessuna via di mezzo. O restare con chi ho, mia madre…o prender su e andarmene via da sola per un viaggio non so dove saltando a piè pari fin dopo l’Epifania.
Non mi piace quando mi viene chiesto qualcosa, nemmeno da un calendario, da uno scaffale di un supermercato pieno di salmoni e panettoni, da gente “a te e famiglia…cosa fai a Capodanno”, musichette a ogni angolo e programma radio/TV, gente vestita di rosso coi cerchietti a renna, personaggetti danzanti in centro, neve sparata ovunque, luci accecanti, regali da ricambiare, portafoglio che si svuota e anche la pazienza😁.
Ci vorrebbe..dovrebbero permettere di poter scegliere. Di stare in un mondo a parte, in questo periodo, per chi non ne vuole sapere di Babbi Natali e rinascite. E tornare quando tutto sto circo🫢è finito.
Non mi va di essere o far finta di essere domata anch’io dallo spirito natalizio. E non voglio sentirmi nemmeno in colpa per questo.
Per me la vita in generale è una festa e una festa mia quando voglio io. Con chi voglio io, altro che Babbo Natale o Gesù come invitati🫣🫣😬😬.
Con o senza regali e luci. Nel periodo e per la durata che decido io. Per la mia stanchezza e felicità o malinconia.
No, a Natale non siamo tutti più buoni.
Io no.

IL BEN PENSARE

Non sono una ben pensante, non voglio mentire.
E odio i ben pensanti e chi addita chi pensa non lo sia.
Diventerei pazza se mentissi a me stessa, ma quella pazzia brutta, non quella follia felice e necessaria, se dicessi che ben penso quando sono fatta di carne e desiderio.
Sono umana, animale, ho fame, sete, bisogno di accoppiarmi, avere soldi e successo, avere contatti di pelle, sfoghi di rabbia.
Ho bisogno di amare ma anche di odiare.
Non posso pensare bene sempre quando ho uno stomaco che si svuota, un fisico che si ammala e fa male, gente che mi abbandona e dice bugie, gente anche bella e sessualmente attraente e io ho un sesso e un piacere da soddisfare.
Non posso sempre ben pensare.
Non voglio mentire. E impazzire. Di bugia.
Odio i ben pensanti.
Ecco infatti, odio!!! Non penso bene.
Invidio, sono lussuriosa, spesso impaziente, gelosa anche, un po’ possessiva. Avida!!!
La ricchezza non mi fa schifo.
Non mi farebbe schifo un’orgia di denaro e di cibo e di sesso, perché no?!
Un’orgia di dolce far niente in un luogo da sogno??!
Devo mentire???
Devo dire che sono una ben pensante quando non è vero???
Chi è il pazzo allora??
Sicuramente lo sarò io, la pazza blasfema immorale, fuori dalle leggi divine e civili ma chissenefrega.
Non sono una ben pensante.
Faccio e penso roba umana, carnale.
Perché una mente umana e carnale ho.
Non desidero altro.
Che non mentire.
E questo è il mio ben pensare.
Pazza!!!

MACERIE

Sono fatta anche di macerie.
Solide, liquide, aeree, cerebrali.
Sono fatta di cibo e bevande che vengono assorbite e trasformate e devono essere in parte espulse, giornalmente, più volte al giorno, prendendomi tempo e luoghi adatti. Spazi destinati. Stati psicologici, fisici. Emozioni.
Sono fatta di lacrime che mi si asciugano ai lati degli occhi e devono essere pulite, saliva che devo controllare, naso che devo pulire o soffiare in caso di congestione o malattia.
Orecchie che necessitano di pulizia e cura.
Capelli ricettacolo di polvere e sudore che devo lavare.
Sono fatta di piedi chiusi in scarpe strette e asfissianti, un corpo coperto da vestiti.
Un corpo che devo curare e sottoporre a lavaggi frequenti.
Sono fatta di una mente che pensa.
Di macerie di ricordi.
Devo rimandare indietro ricordi inutili, accarezzare e rivivere quelli cui tengo di più, nei momenti in cui ho tempo per farlo.
Sono fatta di macerie di paura.
Devo aver cura delle mie paure, non lasciare che mi sovrastino, pulirmi dalle loro macerie di rabbia e frustrazione.
Sono fatta di macerie di rabbia, odio e frustrazioni.
Devo fare pulizia quotidiana per lasciar spazio a quelle nuove, a nuova voglia di fare e di vivere.
Ho un cuore che ama.
Sono fatta d’amore vissuto, sprecato, tradito, gioito, inseguito, perso.
Devo trovare posto dove scaricare le macerie inutili che non lasciano posto al nuovo amore che deve venire, all’amore in corso che deve crescere e camminare.
Sono fatta di macerie di felicità vissute, godute, condivise.
Ho bisogno di lasciarle andare per poter esser felice ancora e meglio e di più, in modo più consapevole e pieno.
Sono fatta di vita e morte, di roba viva e roba morta.
Sono umana…
…tra le mie macerie dove vivo, dove sono nata e dove morirò, costruisco tutto quello che sono e sarò.

DIARIO: MORTE A LUCI ROSSE

  • Io non voglio che, perché ci stiamo conoscendo sempre di più, ci passi il desiderio di scoparci.
    Dicono che la conoscenza faccia calare il desiderio e cercare altre persone…estranei, sconosciuti. Faccia guardare fuori dalla coppia.
  • Ma no che dici, io ti amo troppo, t’ho cercata per una vita, non posso smettere di desiderarti.
    Ma ciò non toglie che abbiamo già una certa età, io e te, un secolo in due. Arriverà il momento che proprio fisicamente, almeno io, non ce la farò più a soddisfarti. Forse sarai tu a cercare altrove…qualcuno che lo farà al posto mio.
  • Ma daiii!!! Io ti amo da impazzire. Voglio te e solo te. Useremo strumenti, che so, attrezzi. Poi la tecnologia andrà avanti e anche la medicina. Chi può dirlo? Abbiamo scopato come ricci per tutti gli anni che siamo stati insieme, vedrai che ce la faremo in qualche modo. Noi due ne abbiamo superate tante insieme, supereremo anche questa.
  • Allora senza sesso tu mi lasceresti?
  • Noooo!!! Starei con te comunque, ti amo io!!! Però ci è sempre piaciuto stare insieme a noi, non vedo perché dovremmo rinunciarci. Finché morte non ci separi. Anche a letto.
  • Mah…tu per me sei ancora dipendente dal sesso…
  • Noooo!!! È che mi piace farlo con te. Quando mi sei dentro per me non esiste la morte e nessun problema. Esiste solo la bellezza e la felicità…il piacere e noi.
  • Voglio crederti.
  • Mi piacerebbe lo facessi. Mi piacerebbe noi due non ci lasciassimo mai.
  • Dipende da te…
  • A me piacerebbe fosse così…
  • Lo è.
  • A me non piace ciò che dipende da qualcosa, come non mi sono piaciuta io. In te…specchiandomi in te mi vedo bene. Sana. Per questo vorrei mi credessi. Per questo mi piace scoparti.
  • Faremo in modo sia così.
  • Grazie!
  • Figurati. È un piacere anche per me.
  • (sorride)
  • (sorride)
    …..