La scrittura per me

memoriediunavagina

Da questo tormentato periodo della mia esistenza, c’è una cosa che mi porto davvero a casa: la consapevolezza di non sapere, una specie di lucida ignoranza, o di socratica saggezza.

Per chi non ne fosse al corrente, sono co-autrice del libro al momento più discusso d’Italia. Da circa due mesi, con una notevole impennata nelle ultime settimane, la mia vita è stata scandita da una quantità imponderabile di messaggi, commenti, tag, link, stories, post, email, recensioni, videorecensioni, flame, polemiche e una serie di cose che vengono generalmente riassunte con la parola “shitstorm”. O, per usare un’espressione molto cara al mio amico Giovanni, “con la merda nel ventilatore”.

Le emozioni che ho provato in queste due settimane, sono per me indescrivibili. Forse il soggetto del mio prossimo romanzo dovrebbe partire da qui e, naturalmente, da tutto ciò che accettare questo lavoro ha scoperchiato in me, nella mia vita, nella mia identità…

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UN PO’ DI POESIA…

“IO SONO”

A volte non basterebbe come foglio l’universo,
per descrivere il mio ego espanso,
per raccontare la mia doppia vita,
da amante e da bambina.
Il mio oscillare tra razionalità estrema e istinto animale,
il mio comprendere tutto e il non sapere nulla.
Le mie paure e la paura di non averne.
Il pensiero della morte e di averla già scontata.
E solo vita rimane.
A volte basterebbe una foglia di salice,
dove incidere “io sono”.

CD.

QUANDO ERO PICCOLA…

QUANDO ERO PICCOLA
pensavo che diventare grandi fosse un salto nel vuoto, come un passaggio alla dogana, dove ti chiedono i documenti e ti fanno un sacco di domande che ti mettono in difficoltà. Non sapevo che la vita mi stesse per togliere una parte di infanzia troppo presto. L’ho capito quando ho dovuto smettere di aver fiducia nelle persone, anche vicine, e crearmi nel gioco un mondo parallelo anziché un divertimento, una via di fuga e una vita alternativa dove tutto era come avrei voluto io. Una capanna nel bosco con una famiglia felice…Avevo la responsabilità della mia felicità. Mi pesava. Poi, nonostante tutto, mi sono trovata adulta, un percorso tra lame affilate, oltre che un salto nel vuoto. Non potevo evitarlo, come credevo immedesimandomi nei cartoni animati. Ho ritrovato un po’ di fiducia in me, negli altri, nella vita. Ma ogni tanto la mia parte bambina con la sua spensieratezza negata, emerge, e cerca ancora il gioco salvifico, da cullare, per cullarsi. Il più delle volte, circostanze permettendo, la lascio fare, ci divertiamo insieme. Chi di lei mi può capire di più ed io lei? L’importante è che ora siamo entrambe consapevoli che quel gioco allieterà il momento, ma non cambierà il destino. Ed io, adulta, sono conscia che prima o poi dovrò decidere di far crescere anche quella parte…o lasciarla andare. O no? In fondo ora è solo un gioco, il gioco della vita.
Ringrazio quella bambina di aver tenuto duro, di avermi portato comunque sia, fino a qui.
Ma sì, se lo merita! Domani le compro un gioco…

UN PO’ DI POESIA

“FOLLIA DEL NORMALE di Chiara D.

Ora trovo la facilità dove prima cercavo la perfezione.

Nel mio profilo irregolare,

tra le dita delle mie piccole mani,

in gambe che però mi portano ovunque.

Io, piccola,

nel mare infinito dei miei sentimenti,

spesso nuovi,

spesso ingarbugliati dai venti.

Sulla mia barchetta cui a volte si inceppa il motore,

confesso che, a volte stanca,

mi lascio portar dalle onde per ore.

Fin quasi a perdere la rotta, o forse sì.

Col rischio di trovarmi in nuovi lidi,

ma tanto, anche nel vecchio,

sarei stata nuova io.

Talvolta sfinita di cambiare,

sogno un’isola su cui riposare.

Ma, forse,

il non sapere mai chi sono fino in fondo,

il cambiare umore in un secondo,

mi tiene viva, non mi fa annoiare…

Cercavo la perfezione quando avevo un’imperfezione da salvare.

La follia del normale.

5 Tratti Psicologici delle Persone Sottomesse

Il Blog per TE

Lepersone sottomesse non alzano mai la voce, si mantengono sempre in secondo piano e obbediscono a tutto ciò che le persone più autoritarie chiedono loro.

1.Il loro passato è pieno di dolore: Un’infanzia in cui la relazione tra i genitori è stata poco sana o un’adolescenza carica di bullismo possono essere ragioni sufficienti per costruire personalità totalmente sottomesse; inoltre La bassa autostima e l’insicurezza che sentono non le fa sentire utili se non quando si mettono a disposizione delle altre persone.

2.Evitano sempre qualsiasi tipo di conflitto poiché questi rendono queste persone molto nervose, magari perché ricordano loro esperienze vissute in passato; il problema è che per evitare i conflitti, a volte, è necessario abbassare la testa, riconoscere ciò che non si è disposti ad accettare, cosa che ci impedisce di avere quello che meritiamo.

3.Non vogliono attirare l’attenzione: ciò gli permette di evitare qualsiasi momento che possa risultare umiliante…

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ROMPERE IL MURO DELL’OMERTA’: SI COMINCIA IN FAMIGLIA

Mettersi nei panni dell’altro, andrebbe insegnato in famiglia, come i pari diritti e i pari doveri. L’esempio detto ma non dato è lo specchio della nostra società e del nostro governo. E’ la causa dei caratteri fragili, senza punti di riferimento, che poi trovano in cose sbagliate, portando maschere, dicendo bugie. La pretesa di essere dei supereroi per i nostri figli, senza limiti, e difetti, li spinge al perfezionismo, che spesso diventa patologico. Quando poi questi supereroi litigano, divorziano, sono assenti, per omertà di umanità, si crea uno scompenso familiare difficilmente recuperabile. Il supereroe diventa nemico, anzichè essere umano, come avrebbe dovuto mostrarsi fin dall’inizio, e non gli si crede più. Delusi da limiti che si credeva non potessero avere, esistere. Il figlio di un supereroe, o diventa supereroe lui stesso, o con coraggio, deve interrompere quella catena di omertà per lui e per i suoi futuri figli. Omertà sul desiderio, sulle incertezze, sugli errori, anche dei genitori che sono prima esseri umani e questo devono far sentire al figlio. La sincerità anche sulle proprie debolezze e limiti rende forti e più uniti entrambi, più fiduciosi l’uno nell’altro. Rende il figlio più coraggioso di guardarsi e accettarsi come essere non perfetto ma perfettibile, con l’aiuto di chi gli vuole bene e di cui si fida. Che gli dice la verità, anche quella imperfetta che va affrontata. Il silenzio di comodo funziona benissimo per un pò, ma poi il bubbone scoppia, e per rimediare ci vogliono anni, di sofferenza.